Gabriele Romeo

art historian | critic | curator

 VINCENZO CECCHINI E LA PITTURA ANALITICA

 

Vincenzo Cecchini nasce a Cattolica, in provincia di Forlì il 3 ottobre 1934.

Già, dal suo primo esordio,  nel 1955, al Premio Macerata, inizia ad indagare la materia pittorica e la superficie.

Dal 1958 al 1963 partecipa alle mostre di Arte Astratta, organizzate dalla grande mecenate e gallerista Fiamma Vigo, presso la storica Galleria Numero di Firenze.

Nel periodo romano, nel 1964, entra in contatto con gli scrittori del Gruppo 63, ed inizia un rapporto solidale con Tolve, Cego, Novelli, Puglielli e Perilli; mentre nel 1966 esporrà a Cattolica in una importantissima e storica collettiva con Cego, Gandini, Hafif, Kounellis, Morales, Previtera, Remotti e Tolve.

È a Roma, nel 1967, che tiene la personale dal titolo ‘Procedimenti in materiali termoplastici’ alla Galleria  Arco D’Alibert con presentazione di Cesare Vivaldi. E, sempre nel 1967, presso la Galleria Qui Arte Contemporanea espone insieme con Cego, Morales, Tolve e Verna.

E’ interessante notare come nell’opera intitolata ‘Dilatazione Bianca’, del 1966 - successivamente esposta, un anno dopo, al  Museo Sperimentale di Torino - Cecchini riesca ad andare oltre i termini di uno spazio monocromo-strutturale. Questo lavoro, infatti, risulta Analitico Spaziale, scandendone il tempo e lo spazio in quelle griglie verticali appena rivoltate, risultanti da un secondo supporto rettangolare - perfettamente aderente - al di sopra di quello sottostante: una armonia crescente tra luce ed ombra.

In un estratto dei suoi scritti, datato 1976, potremmo rintracciarne e comprenderne la raffinatezza del suo pensiero analitico:

“Rendersi conto che i due pezzi, quasi uguali, osservati insieme, invece di annullarsi nella ripetizione, si esaltano a vicenda nelle piccole differenze. Imporsi in una disciplina per essere costretto a fare un ultimo tentativo di copia per ottenere il definitivo annullamento. Questi sono gli unici stimoli fissi che sorreggono le fasi del mio lavoro’’.

Vincenzo Cecchini sperimenta tutti i media, è instancabile, dalla grafite all’olio, dai pastelli alla fotografia, dai media sintetici a quelli naturali. Si interessa sempre più di indagare la percezione dell’occhio.

Tra gli Sessanta e Settanta Vincenzo Cecchini frequenterà un climax culturale fiorente che lo vedrà impegnato, spesso, a spostarsi, frequentemente, tra le città di Firenze, Roma e Milano.

Sono gli anni delle grandi sperimentazioni e delle ricerche artistiche della Pittura Analitica, sono gli anni che lo vedono richiesto in importanti gallerie e in importanti esposizioni in Italia e all’Estero.

La mostra che segna il riconoscimento di Vincenzo Cecchini  alla Corrente Analitica ci può essere  data dalla sua partecipazione nel 1972  alla Galleria Primo Piano, a Roma, insieme a Cotani e Morales. 

Gesto, comportamento, riflessione, semplicità,  sono quattro elementi  caratteristici della poetica silente di Vincenzo Cecchini.

Il nostro artista inizia a modulare temi artistici, a volte modulari, a volte speculari. Sono di questi anni i soggetti intitolati Inquadrature: macroobiettivi - per lo più in scale di grigi - di un mondo non rivelato. Mentre, le tele emulsionate divengono, per l’artista, uno strumento che deve  essere funzionale a togliere gravità alla materia, azzerarne il corpo strutturale e restituire attenzione all’idea concettuale che l’artista ha della Ripetizione.

Nel 1973 Cecchini è invitato, a Ferrara, alla collettiva organizzata nel Palazzo dei Diamanti, da Giorgio Cortenova, dal titolo ‘Un futuro possibile. Nuova Pittura’: suggestionerà il pubblico, con un opera eseguita in grafite,  un rimando indiretto al fotogramma.

Nel 1977 è presente alla mostra Aphoto,  svoltasi presso la Galleria Marconi di Milano, di cui facevano parte tra gli altri Agnetti, Paolini, Di Bello, Zappettini.Tra le innumerevoli mostre, si segnalano, infine, le seguenti: Concerning Painting, nei Musei Olandesi di Venlo, Utrecht e Schiedam (1975-1976); Bilder ohne Bilder, al Kunstmuseum di Bonn (1977-1978); Linee della ricerca artistica in Italia, Palazzo delle Esposizioni, Roma (1981).

Sul finire degli anni Ottanta, e per tutti gli anni Novanta, una nuova esperienza visiva sulla percezione dell’immagine porterà, invece, Cecchini ad analizzare nuovi monocromi cromatici: inseriti questa volta in una entropia ed energia che vede il suo segno muoversi libero dentro le sue immagini.

 

Ha praticato il gioco del biliardo di cui è stato appassionato per anni, e per un lungo periodo ha insegnato al Liceo Artistico di Latina e di Ravenna. Dal 1980 si è ritirato a vivere e lavorare a Cattolica, sua città natale.

 

 

Di lui hanno scritto: Cortenova, Crispolti, Longari, Madesani, Meneguzzo, Sardella, Puglielli, Vivaldi.

 

 

testo copyright by Gabriele Romeo per videodocumentario | ARTCOM PROJECT e Galleria Peccolo | Livorno | in occasione della mostra ‘VINCENZO CECCHINI | Trittici 1972/1975 & Foto-Tracce 2015/2017’.