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Gabriele Romeo

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...artbibliofilia...

Esplorare un libro guardandolo dalle fonti e rileggerne le infinite testimonianze storiografiche ci consente di comprendere come il tempo ci abbia consegnato un patrimonio artistico inestimabile  che vive nella nostra "memoria".

Questa pagina è dedicata al "testo visivo" per raccontarvi, condividendovi, la mia macchina del tempo con le mie riflessioni  e miei spunti su diverse aree tematiche.

Gabriele Romeo, critico d'arte, art historian, art critic, venice, venezia, Italia, arte contemporanea

Descrizione da: THE LIFE OF WILLIAM MORRIS by J. W. Mackail, 1899, Longmans, Green and Co., London, New York & Bombay.

La consorte di Morris, Jane Burden (1839-294) fu ritratta nelle vesti della bella Isotta nel 1858, per il dipinto “Queen Guinevere”, oggi conservato,  ma non esposto, alla Tate di Londra.
Di seguito in questa prima edizione  biografica del 1899 dedicata a William Morris, l’autore scozzese John William Mackail (1859-1945) - genero di Edward Burne-Jones (1883-1898) e Presidente della British Academy - alle pp.135-136 del secondo volume, riporta testimonianze precise sulle varie vicissitudini che videro coinvolta quest’opera pittorica.
Uno dei tanti aspetti interessanti il ruolo di mediazione  per la negoziazione svolto da Dante Gabriel Rossetti (1828-1882), come se possedesse l’anima del curatore, si può evincere nel seguente periodo:

 

“Ha persino venduto una foto per la considerevole somma di £70 a Mr. Plint Leeds. 
La trattativa è stata condotta da Rossetti, il quale amava fare affari per i suoi amici oltre che per se stesso. Questo quadro dopo molti vagabondaggi finalmente è tornato in possesso della sua famiglia, si crede che possa ritenersi l'unico dipinto da cavalletto finito di Morris del quale se ne conosce la paternità. Fu esposto a Londra alla New Gallery nel Gennaio 1898”.

 

Gabriele Romeo, critico d'arte, art historian, art critic, venice, venezia, Italia, arte contemporanea

Con l’uscita de primo numero di “The Yellow Book”, nel 1894, cambiò il modo di comunicare nell’editoria d’arte. L’Inghilterra Vittoriana sentì l’esigenza di adeguare formule linguistiche e verbali ad apparati iconografici ed illustrativi veloci, linee campiturali decise che dovevano risultarne in quelle “espressioni figurate” così presenti nel Modern Style. Seppur scomparso precocemente a soli 26 anni, Aubrey Beardsley (1872-1898) sarà colui che congiungerà il ponte tra la pre-contemporaneità e la rappresentazione iconografica del successivo Novecento, rompendo ogni possibile relazione tra la mimesi di impostazione Platonica evocante la “figura umana”. Non è forse vero che la comunicazione artistica del secolo scorso si misurò tra ironia, eleganza e seduzione, tematiche distintive e sonde esplorative dell’età contemporanea?

 

Da “The Yellow Book” An Illustrated Quarterly, Volume I, April 1894.

London: Elkin Mathews & John Lane.

Boston: Copeland & Day.

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